il linguaggio BLISS

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La comunicazione aumentativa viene spesso identificata con alcuni suoi strumenti e tecnologie, e con i sistemi simbolici che sono stati sviluppati per rispondere alle esigenze di alcune classi di utilizzatori. Indubbiamente, se è errata questa identificazione, è certamente importante il ruolo di questi sistemi simbolici nella definizione di contesti di comunicazione ricchi ed efficaci. Fra questi i più diffusi sono Bliss, PCS, Widgit Rebus e Picto.

Il sistema simbolico Bliss
Bliss è il capostipite dei linguaggi simbolici, ispirato alla scrittura cinese basata su ideogrammi, un sistema “semantografico”. Il punto di forza di questo sistema simbolico è la sua potenza espressiva, attraverso l’utilizzo di modificatori (plurale, tempi verbali, concretizzazione dei concetti; uno stesso simbolo, con modificatori opportuni, può significare cervello, mente, pensare).
Il prezzo di questa potenza espressiva e una minore trasparenza e una maggiore complessità nell’apprendimento e nell’utilizzo. Il numero di simboli attualmente disponibile è nell’ordine di 3000.

Storia di un linguaggio
Il linguaggio deve il suo nome a Charles K. Bliss (originariamente Karl K. Blizt), un ebreo austriaco, ingegnere chimico, che per le vicende della seconda guerra mondiale, finì profugo a Shanghai nel 1941. Lì venne profondamente influenzato dalla scrittura ideografica cinese. Aveva costatato che tutti i cinesi potevano leggere gli ideogrammi indipendentemente dai loro diversi dialetti perché per decodificare quei simboli non dovevano rinunciare alla propria madre lingua.
I simboli, infatti, potevano essere letti nel proprio dialetto senza che ne era alterato il significato: era una scrittura graficamente decodificabile. Infine le modalità con cui l’Organizzazione Internazionale governava Shanghai, lo aveva convinto che una cooperazione internazionale era possibile. Tale Organizzazione era costituita da persone di nazionalità diverse, che riuscivano a lavorare pacificamente insieme, malgrado le situazioni conflittuali dei loro paesi d’origine. Queste due realtà l’avevano fatto riflettere sulla possibilità di creare un linguaggio universale, che tutti potessero usare senza rinunciare alla propria lingua madre, e che consentisse una comunicazione al di là delle barriere linguistiche.

Decise allora di dedicare tutto il suo tempo a questo scopo e, dopo sei anni di studio e lavoro, pubblicò Semanthography, il libro in cui egli spiega i fondamenti del nuovo linguaggio e le sue possibilità d’uso. Semantography è dunque un linguaggio pianificato con un obiettivo molto ambizioso: la popolazione di tutto il mondo.

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